"Per me, il design è un modo di discutere la vita. È un modo di discutere la società, la politica, l'erotismo, il cibo e persino il design. Infine, è un modo di costruire, una possibile utopia figurativa o di costruire una metafora della vita. Certo, per me il design non è limitato dalla necessità di dare più o meno forma a uno stupido prodotto destinato a un'industria più o meno sofisticata; per cui, se devi insegnare qualcosa sul design, devi insegnare prima di tutto qualcosa sulla vita e devi insistere anche spiegando che la tecnologia è una delle metafore della vita".
Noto architetto e designer. Laureato in architettura al politecnico di Torino nel 1939, inizia la sua attività a Milano nel 1947, sede del suo primo studio di design, che sarà il campo nel quale opererà, quasi esclusivamente, dal 1958, contribuendo alla fama internazionale dell'Italian style. Inizia la sua collaborazione con la Olivetti, che durerà circa 30 anni e per la quale progetterà diversi oggetti tra cui la calcolatrice Logos 27 (1963), le macchine da scrivere Praxis 48 (1964), la celeberrima Valentina (con Perry King) e il sistema per ufficio Synthesis (1973). Il progetto più importante è stato il computer Mainframe Elea 9003 (1959), grazie al quale vinse il Compasso D'Oro nel 1959.Figura eclettica e poliedrica, difficilmente inquadrabile secondo i canoni di un'estetica, più e più volte messa in discussione, in sessant'anni di carriera Ettore Sottsass è stato designer, architetto, urbanista, pittore, viaggiatore, fotografo. La sua ricerca artistica, etica ed esistenziale, l'ha portato a contatto col Razionalismo, il Movimento Arte Concreta, lo Spazialismo, la cultura Pop.
I momenti salienti della sua attività, a partire dal 1948 - una ricerca globale che ha investito il senso stesso del vivere umano - vengono ora ripercorsi al Mart di Rovereto, in una mostra estremamente ricca ed articolata che, dal 26 febbraio 2005, renderà omaggio alla figura di Sottsass architetto e designer: un riconoscimento che il Centre Gorges Pompidou di Parigi già gli aveva reso con un'ampia esposizione nel 1994, ma che in Italia ancora si attendeva. Nel 1981 fonda il gruppo Memphis.
Accostatosi all'architettura sulle orme del padre - di cui il Mart conserva un nutrito fondo d'archivio, nell'ambito degli Archivi di Architettura - Sottsass junior ha affiancato all'attività architettonica, a partire dagli anni Cinquanta, la ricerca sul design, avviando rapporti di collaborazione con importanti aziende - tra le quali la Olivetti, di cui è stato il responsabile del design per oltre trent'anni e per la quale ha creato oggetti divenuti icone del design mondiale - e per importanti Gallerie e Musei.OPERE
Dopo i lavori a forte carattere sperimentale per Poltronova - i Superbox, per esempio: armadi con grosse basi, rivestiti in laminato Print a righe, come segnali stradali o distributori di benzina - la vena utopica di Sottsass ha il suo apice in Italy: the new domestic landscape (1972), mostra del MoMA in cui la sottsassiana Micro Environment" - casa ambiente" futurista e grigia - vuole "neutralizzare" una cultura regolata sui canoni del razionalismo: " volevo che la casa diventasse un ambiente unico, dice Sottsass, e non diverse stanze come momenti diversi dell’esistenza".
Quindi Sottsass passa all’esperienza del gruppo Alchimia, che concretizza il lavoro ideologico e progettuale svolto negli anni del "radical design": un’alchimia di forma, colori, materiali che sconvolge i canoni estetici e il modo di concepire il design contro l’ornamento.Tra i mobili presentati nella prima mostra del gruppo, al Design Forum di Linz, nel 1979, si ricordano: la "Seggiolina da pranzo" (in ferro cromato e laminato Abet Print), la lampada da terra "Svincolo" (con neon rosa e azzurro), il tavolino "Le strutture tremano" (in legno, laminato, metallo smaltato e cristallo).
FONTE:http:Archimagazine, Ettore Sottass, www.archimagazine.com, (consultato il 10/08/2011).
METAFORE
è una serie di cinquanta fotografie scattate tra il 1972 e il 1978 durante i lunghi viaggi di Ettore Sottsass in Europa, negli Stati Uniti e in Medio Oriente.
Cinque sono i gruppi in cui il progetto si suddivide: Disegni per i destini dell'uomo, Disegni per i diritti dell'uomo, Disegni per le necessità degli animali, Fidanzati e Decorazioni. Il tema centrale è in tutti l'architettura: l'artista progetta architetture naturali, assemblando sassi, scatole, legno, spago, nastro per poi fotografare il risultato e commentarlo, con uno stile ironico e poetico al tempo stesso. Anche in questi lavori, come in quelli di architettura e design, la relazione uomo-spazio risulta focale nella riflessione di Sottsass, in particolare la relazione tra l'ambiente e chi lo occupa nella quotidianità. Questo rapporto e il desiderio dell'artista di conoscere, di scoprire e di spostarsi in continuazione, viene da lui stesso così riassunto:
"Sentivo una grande necessità di visitare luoghi deserti, montagne, di ristabilire un rapporto fisico con il cosmo, unico ambiente reale, proprio perché non è misurabile, né prevedibile, né controllabile, né conoscibile... mi pareva che se si voleva riconquistare qualche cosa bisognasse cominciare a riconquistare i gesti microscopici, le azioni elementari, il senso della propria posizione."
....fin da ragazzo, attraverso l’obiettivo della macchina fotografica, affronta la pluralità degli aspetti del mondo perché forse tutte le contraddizioni finiscono per rinviare alla polarità fondamentale del nostro tempo: la possibilità di una vita inimmaginabilmente migliore e la possibilità dell’annientamento totale.
L’obbiettivo di Sottsass si sofferma sui nuclei abitativi appartenenti ai più remoti angoli della terra, li analizza, li collega al loro contesto sociale e geografico. Ma testimonia anche i volti dei protagonisti indiscussi della sua epoca: da Picasso a Hemingway, Keruac, Ginsberg e Buzzati, Corso e Mollino. Senza soluzione di continuità le immagini sono accostate le une alle altre, senza un preciso ordine cronologico. La cesura tra questa prima parte della mostra e quella più propriamente progettuale è rappresentata dalla stanza in cui sono esposte le grandi stampe in bianco e nero dedicate alle formazioni vulcaniche e geologiche fotografate nell’isola di Filicudi. Uno spettacolo impressionante e possente congelato sulle profondità di un mare cristallino che introduce a una sezione più meditata: il frutto di un ripensamento e una introspezione che hanno portato l’archi-fotografo a diretto contatto con gli aspetti più estremi del cosmo, in una completa immersione nella natura più primitiva. Da questa riflessione nascono i progetti delle “Metafore” come trasfigurazione concettuale di un’esperienza di vita. Se può esserci un’armonia che deriva dalla conoscenza e dalla contemplazione della realtà naturale, c’è n’è un’altra che dipende dal vivere in sintonia con la natura o l’ambiente. Questo è il tipo di armonia che, a livello di architettura come di oggetto familiare, Sottsass si propone di raggiungere.
La metafora di architettura come di ambiente in cui vivere è fondata su una base di comune esperienza invece che su un’idea astratta a priori dello spazio e della società, e non si propone di produrre semplicemente degli oggetti puri e inanimati ma un lavoro progettuale che si intreccia alla vita quotidiana a risolvere volta per volta i problemi dell’esistenza. Attraverso la testimonianza delle foto lo sguardo ripercorre la genesi di queste idee: la paradossalità di un letto in mezzo a un prato, l’impossibilità di costruire un pavimento sullo specchio immobile dell’acqua, l’insensatezza di un televisore per farfalle notturne, di cui tutto ciò che resta è l’essenza lirica del linguaggio, la parola pura che esso contiene per cui anche l’assurdità della sua funzione assume un valore poetico e letterario.
FONTE:http:http://www.exibart.com/notizia.asp?idnotizia=9766(consultato il 10/08/2011).
Olivetti Valentine 1969
Olivetti Valentine è una macchina per scrivere della Olivetti nata nel 1968, per poi essere messa in produzione l'anno successivo, dal progetto di Ettore Sottsass e Perry A. King, che valse a Sottsass il Premio Compasso d'oro nel 1970.Valentine senza custodiaIn Italia è conosciuta soprattutto come la rossa portatile, ma ne sono state prodotte anche bianche per l'Italia e blu e verdi rispettivamente per la Francia e Germania, oggi praticamente introvabili.
Caratteristica principale della Valentine è la trasportabilità della macchina, che a differenza delle precedenti, non aveva una valigetta esterna in cui chiuderla, ma era essa stessa la valigetta: la parte posteriore della macchina è stata progettata come "chiusura" della valigetta, comprensiva della maniglia, mentre l'unica parte esterna è un guscio-scatola, in ABS, per proteggerla da qualsiasi colpo.
Nel suo design è ben rappresenta la cultura contemporanea in cui è stata progettata, periodo di rotture politiche, sociali e artistiche, e cultura pop art, che la differenzia dalla linea tradizionale dell'Olivetti: essa la Valentine è interamente in plastica, ABS lucido, che ne caratterizza la leggerezza, con la maniglia per essere trasportata e le due manopole per l'avvolgimento del nastro gialle.
L'importanza della Valentine è sottolineata dalla sua presenza dagli inizi degli anni settanta nella collezione permanente del Museum of Modern Art di New York.
FONTE: http://it.wikipedia.org/wiki/Olivetti_Valentine,consultato il (10/08/2011).



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