Nasce nel 1930 a Forest City, in Pennsylvania.
Rifiutata per intero la storia dell’arte, con tutta la sua stratificazione di significati e concettualizzazioni, l’arte di Warhol si muove unicamente nelle coordinate delle immagini prodotte dalla cultura di massa americana.
La sua arte prende spunto dal cinema, dai fumetti, dalla pubblicità, senza alcuna scelta estetica, ma come puro istante di registrazione delle immagini più note e simboliche. E l’opera intera di Warhol appare quasi un catalogo delle immagini-simbolo della cultura di massa americana: si va dal volto di Marilyn Monroe alle inconfondibili bottigliette di Coca Cola, dal simbolo del dollaro ai detersivi in scatola, e così via.
In queste sue opere non vi è alcuna scelta estetica, ma neppure alcuna intenzione polemica nei confronti della società di massa: unicamente esse ci documentano quale è divenuto l’universo visivo in cui si muove quella che noi definiamo la «società dell’immagine» odierna. Ogni altra considerazione è solo conseguenziale ed interpretativa, specie da parte della critica europea, che in queste operazioni vede una presa di coscienza nei confronti del kitsch che dilaga nella nostra società, anche se ciò, a detta dello stesso Warhol, sembradel tutto estraneo alle sue intenzioni.
Anticonformista per ragionamento, più che per istinto, egli impiega tutte le sue energie per costruirsi il personaggio dell’artista fantasioso e imprevedibile. In questo modo finisce per diventare prigioniero del suo stesso mito che,5 come una star del cinema, lo costringe ad essere sempre impietosamente alla ribalta. Egli accetta il suo ruolo senza entusiasmi, ma anche senza recriminazioni, identificandosi perfettamente con i valori (o i disvalori) della società dei consumi.
Nel 1960 incomincia a produrre i primi dipinti aventi come soggetto di partenza strisce di fumetti o altri prodotti di largo consumo, presi indifferentemente dal mondo del cinema (come i volti delle stars), dagli
scaffali di un supermercato (come le bottiglie di Coca-Cola o le scatole di zuppa precotta Campbell) o dalle pagine di cronaca nera di un quotidiano (come le immagini della sedia elettrica o degli incidenti stradali).
FONTE: http://www.antoninoromano.it/images/popart.pdf
LE OPERE
All’unicità, al prodotto unico, subentra l’opera ripetuta, la cui ripetizione sembra annullare ogni angoscia e assumere quell’indifferenza che diventa l’ottica attraverso cui Warhol fissa il mondo e le megalopoli, estensione urbana che trova nella quantità il proprio valore. Andy Warhol è il cantore dell’american way of life in tutti i suoi aspetti più simbolici. Ovviamente uno dei simboli americani per eccellenza è la Coca Cola. La sua inconfondibile bottiglietta, ed anche la grafia del marchio, sono divenuti un emblema di vita giovanile e dinamica.
“Sono di un’estrema passività. Prendole cose così come sono. Mi limito a guardare, osservo il mondo[….]. La mia filosofia dice così: ogni giorno è un giorno nuovo. Non mi faccio Warhol osserva, più che interpretare: troppi problemi sull’arte o sulla vita: certo, la guerra e la bomba atomica mi danno sì da pensare, tuttavia non si puòfar molto per opporsi.”.
La conclusione di tale filosofia è così banale da essere quasi provocatoria. Poiché nulla serve a nulla, non ci resta altro da fare che consumare. Gli oggetti del consumo di massa diventano dunque delle specie di feticci, cioè degli elementi simbolici da desiderare e nei quali riconoscersi.



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