mercoledì 27 luglio 2011

ANDY WARHOL

Andy Warhol è il rappresentante più tipico della cultura pop americana.
Nasce nel 1930 a Forest  City,  in  Pennsylvania.  
Rifiutata per intero la storia dell’arte, con tutta la  sua stratificazione  di  significati  e  concettualizzazioni, l’arte  di Warhol  si muove unicamente  nelle coordinate  delle immagini  prodotte  dalla cultura di massa americana.
La  sua arte  prende  spunto dal  cinema,  dai  fumetti,  dalla  pubblicità, senza alcuna scelta estetica, ma come puro istante di registrazione delle immagini più note  e  simboliche. E l’opera intera  di Warhol  appare quasi un catalogo delle immagini-simbolo della cultura di massa americana: si va dal volto di Marilyn Monroe alle inconfondibili bottigliette di Coca Cola, dal simbolo del dollaro ai detersivi in scatola, e così via.
In queste  sue opere non vi è  alcuna scelta  estetica,  ma neppure  alcuna intenzione  polemica  nei confronti  della  società di massa:  unicamente  esse ci documentano quale è divenuto l’universo visivo in cui si muove quella che noi definiamo la «società dell’immagine» odierna. Ogni altra considerazione è solo conseguenziale  ed  interpretativa,  specie da parte  della  critica  europea, che  in queste  operazioni  vede una presa di  coscienza nei confronti  del kitsch che dilaga nella  nostra società,  anche  se ciò,  a detta dello  stesso Warhol,  sembradel tutto estraneo alle sue intenzioni.
Anticonformista per ragionamento,  più che per istinto,  egli impiega tutte  le sue energie per costruirsi il personaggio dell’artista fantasioso e imprevedibile. In questo modo finisce per diventare  prigioniero del suo stesso  mito che,5 come una star del cinema, lo costringe ad essere sempre impietosamente alla ribalta. Egli  accetta il suo ruolo  senza entusiasmi,  ma anche  senza recriminazioni,  identificandosi perfettamente  con i  valori (o i  disvalori)  della società dei consumi.
Nel  1960 incomincia  a produrre  i  primi  dipinti  aventi  come soggetto di partenza strisce di  fumetti  o altri  prodotti  di  largo consumo,  presi indifferentemente  dal  mondo del cinema (come  i  volti delle  stars),  dagli
scaffali di  un supermercato (come  le bottiglie  di  Coca-Cola  o le scatole di zuppa precotta Campbell)  o dalle  pagine  di  cronaca  nera di  un quotidiano (come le immagini della sedia elettrica o degli incidenti stradali).
FONTE: http://www.antoninoromano.it/images/popart.pdf



LE OPERE


All’unicità, al  prodotto unico,  subentra l’opera ripetuta,  la  cui  ripetizione  sembra annullare  ogni  angoscia  e  assumere  quell’indifferenza che  diventa l’ottica attraverso cui Warhol fissa il mondo e le megalopoli, estensione urbana che trova nella quantità il proprio valore.  Andy  Warhol  è  il cantore  dell’american way of life in  tutti  i  suoi  aspetti  più simbolici. Ovviamente uno dei simboli americani per eccellenza è  la  Coca  Cola. La  sua inconfondibile bottiglietta, ed  anche la grafia del marchio,  sono divenuti un emblema di  vita giovanile  e  dinamica.


“Sono di un’estrema passività. Prendole cose così come sono. Mi limito a guardare, osservo il mondo[….]. La mia filosofia dice così: ogni giorno è un giorno nuovo. Non mi faccio Warhol osserva, più che interpretare: troppi problemi sull’arte o sulla vita: certo, la guerra e la bomba atomica mi danno sì da pensare, tuttavia non si puòfar molto per opporsi.”.



La  conclusione  di  tale filosofia è  così  banale da essere  quasi provocatoria. Poiché nulla serve a nulla, non ci resta altro da fare che consumare. Gli oggetti del consumo di  massa diventano dunque  delle specie  di  feticci,  cioè  degli elementi simbolici da desiderare e nei quali riconoscersi.







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