giovedì 28 luglio 2011

Bruno Munari

Fu un’artista a 360° spaziò su tutti i campi dell’espressione visiva e non toccando il design, la scultura e la poesia.
Visse dal 24 ottobre del 1907 fino al 30 settembre del 1998 occupandosi per tutta la sua vita ad uno studio interminabile sui temi del movimento, della luce e dello sviluppo della creatività. Unitosi in un primo momento con i futuristi a Milano si distacco per una ricerca personale che lo porto a creare la sua macchina aerea (1930) e le macchine inutili (1933).
Verso la fine degli anni ’40 fondò il MAC (Movimento Arte Concreta) con il quale riusci a dare enorme contributo al design industriale riunendo la tecnica all’arte. Ottenne anche numerosi premi come il Compasso d’Oro dall’Associazione per il Disegno Industriale (1954, 1955, 1979), il premio dell’Accademia dei Lincei per l’attività grafica (1988) e il premio Marconi dall’Accademia di Belle Arti di Brera (1992).
Particolarmente interessante è la sua produzione nella grafica editoriale che si estende per settant’anni, dal 1929 al 1998, sono innovative le impaginazioni dei libri illeggibili senza testo e delle pubblicazioni divulgative come Artista e designer (1971) per Rizzoli.
Eseguì grandi studi per le copertine dell’Enaudi che segnarono la memoria rimanendo impresse ai lettori come nelle collane di poesia con alcuni versi sulla copertina su fondo bianco campeggiati dal marchio della casa editrice o dai quadrati colorati della collana Piccola Biblioteca.

FONTE: http://www.gdesigner.eu/2011/07/bruno-munari-una-vita-tra-design-arte-e-scrittura/ (         consultato il (28/07/2011).


OPERE

crea diversi oggetti di design  (tavoli, poltrone, librerie, lampade, posacenere, carrelli, mobili combinabili). La sua parola d’ordine era “togliere, togliere, togliere”. Era fermamente convinto che semplificare fosse la cosa più difficile, perché “chiunque può aggiungere un colore, un suono o una forma, ma per togliere bene bisogna sapere cosa togliere”. Per lui quindi l’oggetto perfetto era la sintesi minima in grado di risolvere una serie di problemi (tecnologici, estetici, economici, di imballaggio, funzionali) al di fuori di ogni moda. Per Munari il compito di un designer non era influenzato dalla ricerca dello stile (dato che il designer non dovrebbe avere, a priori, uno stile col quale dar forma a ciò che progetta, come avviene invece quando un artista si improvvisa designer), ma capire le qualità di un prodotto e mandare all’esterno un’immagine che comunicasse quella qualità.
Ed è forse questo il modo più bello per intendere il design: qualcosa che va al di sopra delle mode del momento, qualcosa creato per i tempi lunghi, che non svanisca nell’arco di un anno o di un mese ma che risponda alle necessità dell’essere umano in maniera ampia.
E per farlo bisogna saper “osservare a lungo, capire profondamente, fare in un attimo”.




FONTE:http://blog.kreacasa.it/2010/08/storia-del-design-italiano-bruno-munari                            (28/07/2011).

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